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Pitagora di Samo, andato in Egitto e fattosi loro discepolo, portò in Grecia per primo lo studio di ogni genere di filosofia
Isocrate, II
Il tempo è la sfera doi ciò che avvolge le cose
Pitagora
Pitagora nacque a Samo nel 570 a.c., dopo aver frequentato la
scuola di Ferecide ( uno dei sette savi ) andò ad approfondire
le sue conoscenze presso i più illustri professori dell'epoca:
i sacerdoti egizi.
Riuscì a trovare spazio, dopo essere stato scacciato dai sacerdoti di
Menfi, presso i sacerdoti di Tebe, che lo accettarono solo dopo averlo sottoposto
a una serie di prove di estrema durezza. Dopo aver appreso tutto cio che poteva
in Egitto cominciò a girare il mondo ed ebbe una serie di incontri ( molti
dei quali di dubbia veridicità come ad esempio quello con Numa Pompilio
che dovrebbe essere morto un centinaio d'anni prima della sua nascita)che condizionarono
il suo pensiero, tra i quali il più importante fu sicuramente quello con
Zarathustra. In questa occasione apprese la teoria degli opposti.
Secondo Zarathustra tutto si genera dallo scontro tra il male e il bene con i
rispettivi schieramenti, così con il bene scende in campo la Luce e l'Uomo
e con il male Le tenebre e la Donna.
Dopo un breve soggiorno alla corte di Policrate, tiranno di Samo,
in veste di tutore del figlio, sbarca in Italia e precisamente
a Crotone dove fonda la sua famosa scuola di filosofia. La curiosità di
questa scuola che prima balza all'occhio è la serie di regole
che gli allievi si impegnavano ad osservare:
1) non mangiare le fave
2) non spezzare il pane
3) non attizzare il fuoco col ferro
4) non toccare il gallo bianco
5) non mangiare il cuore
6) non guardarti nello specchio davanti al lume
7) quando t'alzi dal letto non lasciare l'impronta del tuo corpo
8) quando togli la pignatta dal fuoco rimescola le ceneri
Diciamo subito che dare una spiegazione di queste regole sarebbe
un salto nel buio, comunque rimane la curiosità soprattutto
per la prima.
Aveva l'abitudine di non mostrarsi , ma mentre parlava rimaneva nascosto dietro
un tenda. Era solito cominciare i suoi discorsi con una frase da cui traspare
la sua democraticità: "per l'aria che respiro, per l'acqua che bevo,
non sopporterò alcuna obiezione a quello che sto per dire".
Coloro che scrissero della vita di Pitagora gli attribuirono una lunga serie
di miracoli e di eventi straordinari, come quando fu visto nello stesso istante
sia a Crotone che a Metaponto o quando fu salutato a gran voce dal fiume Nesso
che scorreva di fianco a lui. Credeva fermamente nella reincarnazione, e lui
stesso, diceva di essersi reincarnato 4 volte.
Dobbiamo dire che alla lunga il carattere religioso- mistico e un po troppo
bigotto della sua scuola finì con il creare dei nemici ai pitagorici
e il malcontento nei Crotonesi sfociò in u partito anti-pitagora capeggiato
da un certo Cilone.
Una notte la casa dove i pitagorici si riunivano venne accerchiata e incendiata,
pochi si salvarono; in questa occasione Pitagora perse la vita, anche se ci
sono diverse versioni sulla sua fine: c'è chi lo vuole morto subito
dopo l'incendio nel campo di fave che sorgeva dietro la casa nel quale il filosofo
si era trovato tentando di fuggire, chi dice che si sia rifugiato a Metaponto,
dove si sarebbe lasciato morire, e chi addirittura narra che sia stato catturato
la notte stessa e poi esiliato.
FILOSOFIA
Pitagora fu il primo ad usare il termine 'filosofo' , lo coniò rispondendo
alla domanda del tiranno Fliunte che gli chiedeva chi fosse. Volendo
parlare della dottrina di Pitagora, non avendo lui scritto nessun
libro, bisogna fare riferimento agli scritti dei suoi discepoli
e concentrarsi su tre argomenti fondamentali: la Metempsicosi,
il Numero e la visione del Cosmo.
Per quanto riguarda la Metempsicosi non è altro che la convinzione del
filosofo di essere vissuto in epoche precendenti sotto forma di uomini ma anche
di piante e animali. L'anima usciva dal corpo del defunto e si reincarnava
in un altro, la forma presa dipendeva dal bene e dal male che si era fatto
nella vita precedente.questa teoria lo espose alla satira di contemporanei
e dei posteri, non ultimo Shakespeare che nella dodicesima notte sfotte apertamente
la teoria del filosofo.
L'essenza della vita, l'elemento primordiale, secondo Pitagora è rappresentato
dal numero. Tutto in natura è composto da un insieme di numeri: i numeri
hanno uno spessore, il numero uno è un punto (o un atomo), il numero
due è una retta, il tre un piano e il quattro un solido. E siccome è sempre
possibile scomporre tutto in punti, linee e piani è anche possibile
scomporre in numeri. La teoria dei numeri deriva dall'osservazione pitagorica
della natura, in natura tutto sembra regolato da una legge Matematica che definì Armonia.
All'inizio dei tempi c'era il Caos (disordine) poi il numero uno creò gli
altri numeri e l'Armonia consolidò le giuste distanze tra le cose creando
così il Cosmos (ordine).
I numeri avevano una loro distinzione, c'era il dieci (tetraktys) che rappresentava
un'entità divina, poi l'uno il due il tre e il quattro che formano con
la loro somma appunto il dieci, erano considerati i più illustri e erano
i componenti del "divino triangolo"
iii *
ii * *
i * * *
* * * *
poi ad ogni numero era assegnato un significato particolare ad
esempio: l'uno rappresentava l'intelligenza, il due l'opinione
(sempre duplice), etc..
Avevano anche proprietà terapeutiche, infatti i quadrati magici venivano
considerati come vaccini contro la peste, il colera e altre malattie.
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In Qualunque modo si sommano le cifre di questo quadrato si ottiene
sempre 34 anche se si scompone in quattro quadrati minori e si
sommano le cifre di ogni quadrato. Questa relazione fra i numeri
era la massima estasi di Pitagora, quindi possiamo immaginare quale
delusione provò quando, tentando di dividere l'ipotenusa
per un suo lato, si accorse che nessun numero conosciuto poteva
soddisfare l'operazione e dovette ammettere l'esistenza dei numeri
irrazionali. Abbiamo infine la cosmologia. Pitagora introduce un
nuovo concetto, secondo le sue teorie la Terra e l'Uomo non sono
più al centro dell'universo ma abdicano in favore di "un
fuoco centrale" che veniva chiamato La Madre degli Dei. Attorno
a questo ruotavano dieci (tetraktys) astri tra cui la Terra, la
Luna il Sole e l'Antiterra che era un pianeta del tutto simile
al nostro, con la stessa orbita e una posizione diametralmente
opposta e quindi sempre nascosta alla nostra vista dietro "il Fuoco
Centrale". Al di là dei dieci pianeti si estende lo spazio
infinito.
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