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Vincitori, lasciarono fuggire i barbari in rotta e, operata una conversione delle due ali, mossero contro quelli che avevano spezzato il centro del loro schieramento: e vinsero gli ateniesi.
Erodoto Storie Libro V
Antefatto
Intorno al 500 a.c. la Persia estendeva il suo dominio oltre che
sulle città greche dell'asia minore, anche sulla Tracia
e sulla macedonia, in quegli anni alcune città della Ionia,
capeggiate da Mileto, si rivoltarono al regime persiano. Nel loro
progetto furono aiutati anche da Atene che spalleggiò la
rivolta. Nel 494 a.c. la rivolta era già stata sedata dai
Persiani, che conclusero la repressione con l'incendio di Mileto
e la deportazione dei suoi abitanti. La facile vittoria dei persiani,
aveva evidenziato la mancanza di una qualsiasi forma di unità della
Grecia. Dario, re dei persiani, intuendo il momento favorevole,
aveva deciso di affondare il colpo decisivo per la conquista della
Grecia. Già nel 492 a.c. inviò una spedizione, che
però affondò rovinosamente sulle coste della penisola
calcidica, passarono così altri due anni, ma nel 490 a.c.
l'esercito persiano era pronto a dare battaglia.
La Battaglia di Maratona
Prima guerra greco-persiana - 10 agosto 490 a.c.
Dario mise a comando del suo monumentale esercito, che contava
30.000 soldati, i generali Artaferne e Dati coadiuvati anche da
Ippia, ex tiranno ateniese mandato in esilio dai suoi concittadini.
Sbarcarono sulle coste dell'Attica con l'intenzione di marciare
su Atene. La polis greca, dal canto suo, non disponendo di un esercito
così vasto si vide costretta a chiedere aiuto a Sparta e
Platea. Gli spartani ritardarono l'invio di aiuti, adducendo motivi
religiosi, e così quando questi aiuti arrivarono la battaglia
era già finita, i plateesi invece inviarono un contingente
di 1.000 uomini. Ancora troppo pochi però e Atene riuscì a
schierare solo 10.000 soldati, una forza di 1 a 3 rispetto ai persiani.
Il comando dell'esercito, fu affidato da Callimaco, comandante
supremo delle forze ateniesi, al brillante generale Milziade. Per
la prima volta nella storia si vede in un campo di battaglia, una
strategia militare: Milziade schiera i suoi uomini in una formazione
a ‘mezzaluna', al centro gli opliti, la fanteria pesante, schierata
su tre file e, ai lati, le ali, su sei file di soldati. Lo scontro
frontale è violento, gli ateniesi riescono a penetrare nelle
file persiane, che essendo però in superiorità numerica,
non hanno difficoltà a ritrovare la via della vittoria.
A quel punto si scopre la brillante tattica di Milziade che con
una mossa a sorpresa fa scendere in battaglia le ali che fino a
quel momento si erano mantenute in disparte, l'accerchiamento dell'esercito
persiano è totale. I persiani sono costretti alla ritirata,
mentre i contingenti impegnati nella battaglia centrale vengono
massacrati. Gli ateniesi non danno tregua e inseguono gli uomini
di Dario fin sotto le loro navi, ma non riescono a sterminarli
definitivamente e la maggior parte riesce a ripartire. Secondo
Erodoto, i persiani, una volta preso il largo, puntarono verso
Atene, affrettando il passo per precedere l'arrivo dell'esercito,
ma gli ateniesi marciando il più velocemente possibile riuscirono
a precedere i barbari e alla vista dell'esercito schierato i persiani
girarono le navi e tornarono in patria. Morirono 6400 soldati persiani
e 192 ateniesi. |