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Una profezia mi disse che sarei caduto per mano di un morto
e non di un vivo. Oggi questa profezia si avvera:
quel centauro, morto da tempo, uccide me che sono ancora vivo. (Eracle)
Sofocle, Trachinie
Ercole, o più propriamente Eracle, viene ricordato principalmente
per le dodici fatiche, che impegnarono gran parte della sua vita
alle dipendenze del perfido re Euristeo. Le fatiche però,
diciamo la verità, non è che siano un grande piacere
di lettura, infatti a parte un paio, tutte si riducono all'uccisione
di qualche terribile mostro. Invece una parte della vita di Eracle
più interessante, e che poi segnerà anche la sua
morte, comincia dopo la decisione di sposare la bella Dejanira.
La fanciulla era una principessa, figlia del re Pleurone, e come
tale aveva una schiera di pretendenti alla sua mano che non finiva
mai, ma quando si seppe in giro che anche Eracle era venuto a far
parte di questa schiera, i rivali si dileguarono . Solo uno rimase,
Acheloo, un mostruoso dio fluviale che non piaceva nemmeno alla
futura sposa. Ebbe il coraggio di affrontare Eracle in una sfida
all'ultimo sangue; Acheloo si trasformò prima in toro e
poi in serpente, ma Eracle che aveva strangolato il suo primo serpente
il giorno che era nato, non ci fece nemmeno caso e lo fece fuori
senza neanche sudare. Rimase così solo e conquistò la
mano della bella Dejanira. Si sposarono e partirono per il viaggio
di nozze, ma evidentemente a quei tempi le lune di miele erano
un po' diverse dalle nostre, infatti mentre stavano attraversando
un fiume, arrivò da loro un centauro di nome Nesso, si presentò dicendo
che era stato inviato da Zeus per aiutare i due novelli sposi ad
attraversare il fiume e lasciarli sull'altra riva sani e salvi.
Ora bisogna sapere che i centauri a parte Chirone,( il Centauro
che educò Peleo Achille e Asclepio), erano tutti dei farabutti
e dei depravati, e a questa caratteristica non poteva certo sfuggire
Nesso; prese così Dejanira, la trasportò sull'altra
riva e non appena fu solo con lei tentò di possederla. Eracle
dall'altra parte del fiume, quando vide questa simpatica scena,
prese una freccia dal suo arco e centrò il mostro proprio
sul cuore. Nesso però, prima di morire, ebbe il tempo di
sussurrare a Dejanira queste parole: << O mia dolce Dejanira,
conserva un po' del mio sangue. Sappi che è un potentissimo
filtro d'amore, e chiunque ne verrà a contatto, anche per
un solo attimo, non potrà mai più tradirti con un'altra
donna .>> .
Dejanira, per quanto principessa era pur sempre una donna, e davanti a un filtro
d'amore nessuna donna resiste, quindi prese la camicia del centauro la inzuppò nel
suo sangue e se la nascose in uno scrigno. Passarono da quel giorno venti anni
di matrimonio, che chiarirono che Eracle non era il tipico marito che se ne
sta con la moglie a passare le sere d'inverno davanti a un camino. Infatti
non c'era mai, in questo periodo era impegnato nell'ennesima guerra, quando
arriva da Dejanira, l'araldo Lica, che la informa che Eracle sta bene e arriverà presto
e intanto le consegna dei prigionieri di guerra, tra cui c'è la figlia
del re sconfitto, Iole. La ragazza è bellissima e non sfugge alla vista
di di Dejanira, che oltretutto aveva sentito dire che Eracle si era innamorato
di una delle prigioniere, comincia così ad incalzare il povero Lica
e con una abile oratoria riesce a farsi dire dall'araldo che Eracle è veramente
innamorato della ragazza ed è a causa sua che ha dichiarato guerra.
Avuta la certezza che Eracle si è veramente innamorato di Iole, Dejanira
si sente perduta, e sopratutto si sente battuta dalla rivale che è nel
fiore della giovinezza mentre lei ormai è piuttosto avanti con gli anni.
A quel punto si ricorda delle parole di Nesso e della camicia imbevuta del
suo sangue; per lei è l'ultima possibilità di riavere l'amore
del marito. Così prepara una tunica, la imbeve del sangue del mostro
e la consegna a Lica con l'ordine di portarla al marito e non farla vedere
a nessuno. L'araldo consegna la camicia ad Eracle, ma non appena l'eroe la
indossa comincia a urlare di dolore; il sangue di Nesso non è un filtro
d'amore ma un potente veleno che lacera la carne di Eracle millimetro per millimetro.
Dejanira informata dal figlio Illo dell'accaduto non regge alla notizia e decide
di uccidersi. Al quel punto Eracle torna su una barella e ancora in preda ai
dolori chiede al figlio l'estrema prova di ubbidienza, e lo incarica di portarlo
sulla cima del monte Eta e li di costruire una catasta di legno, adagiarlo
sopra ad essa e dare fuoco senza però " emettere nè pianti nè gemiti,
altrimenti non saresti mio figlio ". Al momento di dare fuoco però Illo
non ha il coraggio e allora tocca all'eroe Filottete adempiere alla missione,
il quale a titolo di compenso riceve da Eracle le sue frecce e il suo arco.
Secondo alcuni la morale di questa storia è quella secondo
cui la camicia di Nesso rappresenta la vita coniugale, che ovviamente
a uno spirito come quello di Eracle va stretta e preferisce morire
piuttosto che trascorrere la vita nella monotonia del matrimonio. |