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Diciotto o diciannove anni ha quel giovane: non punge
il suo bacio, bionde di lanugine sono ancora le labbra. Ma non
si rallegri tanto Cipride, che anche noi, non appena scenderà la
rugiada, lo rapiremo per poi portarcelo dietro, lì dove
le onde schiumano sulle rive, e dopo esserci sciolte le chiome
e fatte cadere le vesti, giù fino ai malleoli, a seno
nudo intoneremo un acuto canto.
Teocrito, Idilli
Il mito di Adone si ritrova nelle "metamorfosi" di Ovidio, il
quale, vista la natura piccante della storia , prima di tutto fa
una premessa che lo mette a riparo dai censori:
<<La mia poesia narrerà cose terribili. Allontanatevi
quindi, o figlie, e anche voi, padri, restate il più lontano
che potete dai miei versi: nel caso che poi la storia vi seducesse,
allora sospendete la stima che avete nei miei confronti, e rifiutatevi
di credere anche a una sola parola di ciò che ho scritto,
e se infine la riterrete vera, accettatene almeno il castigo>>
Adone nacque dal rapporto incestuoso di sua madre Mirra con il
nonno Cinira. E questo spiega la dovuta premessa. Mirra desiderava
il padre, come una moglie desidera il suo sposo, e lei di questo
era perfettamente consapevole, come lo era del fatto che rappresentava
un grave peccato. Più volte nel corso del racconto si ritrova
Mirra che si dispera per questo suo sentimento, e arriva addirittura
a tentare il suicidio. Si era già infilata il cappio al
collo, quando arriva per caso la sua nutrice che riesce a farla
desistere dal suo intento promettendogli di farle avere il tanto
desiderato incontro d'amore con il padre. Si dà il caso
che, proprio in quel periodo, fossero in corso i festeggiamenti
in onore della dea Cerere, e che la madre di Mirra avesse fatto
voto di castità per tutta la durata dei festeggiamenti;
la nutrice ne approfittò per proporre a Cinira di andare
a letto con una giovane vergine, con la sola condizione, posta
dalla giovane, di non poterla mai vedere. Tutto andò secondo
i desideri di Mirra, e i due si ritrovarono per nove notti consecutive.
<<Accoglie il genitore nell'immondo letto la sua stessa
carne....Dal talamo incestuoso Mirra uscirà fecondata e
per nove mesi porterà nell'utero maledetto la grave colpa>> (Ovidio,
Metamorfosi X)
Ma una notte Cinira spinto dalla curiosità volle vedere
il viso della giovane vergine, e quando riconobbe sua figlia fu
preso da una tale collera che la rincorse, a spada tratta, fino
ai vicini boschi, e quando fu sul punto di raggiungerla, Mirra
chiese aiuto agli dei. Si dichiarò colpevole e chiese di
essere trasformata in una cosa ne viva ne morta affinchè la
sua presenza non contaminasse nè il regno dei vivi nè il
regno dei morti. Gli dei che quando c'era da commuoversi non erano
secondi a nessuno, la trasformarono in un albero, ma il padre non
si fermò e continuo a colpirla con la spada e da ogni ferita
venne fuori una resina profumata che fu chiamata appunto "mirra".
Finiti i nove mesi, la corteccia si aprì e ne venne fuori
un bel neonato: Adone.
A questo punto Afrodite vide il bambino e rapita dalle sue belle
fattezze lo chiuse in una cassa e lo consegnò a Persefone,
che dal canto suo decise che non l'avrebbe più restituito.
Il tempo passò e Adone divento grande e bellissimo, tanto
che Afrodite non potè resistere e si innamorò di
lui, e addirittura Adone sostituì nel suo cuore, l'altro
suo amante, il Dio Ares. Ma anche Persefone si era innamorata di
Adone, e così le due cominciarono una disputa che arrivò alle
orecchie di Zeus, il quale decise che a giudicare fossero le Muse.
Queste così decisero: Adone avrebbe passato quattro mesi
con Afrodite, quattro con Persefone e quattro con chi voleva lui.
Solo che Afrodite non si accontentò dei quattro mesi già trascorsi
con il giovane e alla scadenza del periodo previsto, indossò la
cintura della seduzione e convinse Adone a passare con lei anche
i quattro mesi successivi. Persefone, non fu affatto contenta del
raggiro, e andò a spifferare tutto ad Ares, che naturalmente,
andò su tutte le furie, si trasformò in un grosso
cinghiale e durante una partita di caccia, massacrò il povero
Adone. Alla vista dell'amante morto Afrodite si disperò a
lungo, pianse, e versò tante lacrime quante erano le gocce
di sangue di Adone. Cadendo a terra le lacrime di Afrodite si trasformarono
in rose, mentre il sangue di Adone in fragili anemoni. Ma non solo
la Dea si disperò, ma tutte le donne della Grecia. Per molti
giorni furono visti cortei di donne vagare nei boschi piangendo
la scomparsa del bel Adone. |